A MARZO SU H O T (DI dON pASTA)

 

Prima di essere un concetto e idea artistica, Food sound system era prassi. Più precisamente, Food sound system era la prassi del non fare assolutamente nulla, se non ascoltare musica su una spiaggia bevendo birrette rinfrescanti e consumando la pizza barese con i pomodori schiattariciati sopra e un pò di origano. Il problema è nato al momento della concettualizzazione e della scrittura dell’elegia al pragmatismo del fancazzista indefesso. Nel senso che un bel giorno mi sono accorto che per parlare di musica, utilizzavo metafore gastronomiche, che tragicamente diventavano poi pagina stampata. Visto che l’assonanza pare essere inusuale, provo a spiegarne la genesi.

La Mano Negra suonava gratis al Forte Prenestino, gli Isola Posse cantavano “Bologna buco del culo del mondo” e io mi ritrovavo nella stanzetta come un cavaliere solitario, mentre il mio immaginario si infarciva, come un bignè del mondo rivoluzionario dei Clash, di quello maledettamente rock’n’roll dei Miracle Workers, folle e circense di Tom Waits e elegante di Chet Baker. Penso che Food Sound System sia nato perchè tutta questa curiosità, fretta di scappare, voglia di rompere il muro di gomma di un Salento allora assopito, venisse edulcorata da allegrie dilatati pranzoni in autunno, dai ricci davanti al mare con i Negresses Vertes a palla, dalla lentezza delle parole e dei gesti delle persone mentre se ne stavano sul lungomare a guardare il mare bevendosi la Sambuca con la mosca. Diventato grande ho avuto il desiderio di voltare pagina, di trasformare i ricordi del mio passato in un gioco che ne sovvertisse il senso, con buona pace del grande Kind of Blue di Miles Davis, che ho associato alla focaccia di cicorie. Eccovi una foodplaylist fabbricata appositamente per Hot.

 

Antipasto: Tartara di tonno e LonDon Pasta Calling e grillo bianco di Sicilia

Secondo piatto: Dark side of the food, Casino Royale e Gastronauts

Questa ricetta vi è offerta dai miei cari amici Gastronauts, cuochi raffinati dal cuore hip hop. Dopo averli visti all’opera nella loro cucina in live, gli ho chiesto di far parte del mio nuovo spettacolo, Dark side of the food. E’ stato concepito all’Hub lab di Napoli con l’ausilio di una serie di musicisti provenienti da diverse esperienze, Alif Tree che ha pubblicato French cuisine per la Compost, Casino Royale, Loop ai fornelli, Mescla. In questo spettacolo la cucina diventa barricata all’abbrutimento dei tempi moderni, sano rifiuto ad aberrazioni agroindustriali di melanzane coltivate nei freezer, uve senza esposizione al sole e tonni che crescono in scatolette. Il suono è scuro, denso, tra l’hip hop astratto e il funk-jazz della grande tradizione afroamericana.

Capesante gratinate al forno:

Ingredienti: sei capesante, sale grosso, pan grattato, prezzemolo e erbe aromatiche, pepe.

Mescolate bene il pangrattato con molto prezzemolo tritato, sale, pepe macinato ed altre erbe aromatiche a piacere. Adagiante le capesante ..fresche .. in un vassoio o una placca da forno su una  montagnetta di sale, per non farle muovere. Versate in ognuna un cucchiaio raso di olio di semi e aggiungete due dita della panatura  da posare sulla polpa della capasanta. Fate attenzione a non mettere troppo pangrattato sul guscio che circonda la pola, si brucerebbe! Cottura: 10 minuti a 180 gradi a forno ventilato

 

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