the fooders

Francesca Barreca e Marco Baccanelli sono principalmente due cuochi.
La loro storia nella ristorazione è breve ma intensa, e comincia nel 2003. Dalle rispettive scuole A Tavola Con Lo Chef e professione cuoco del Gambero Rosso, Francesca e Marco passano ad organizzare le cene del Teatro della cucina nella Città del Gusto di Roma.
Lì, oltre a partecipare alla cena delle tre forchette in cucina con Alaimo e Colonna, e a preparare il Teatro della cucina per e con Nicola Portinari, F.lli Due Spade, Fulvio Pierangelini, Fabio Bassan, Oreste Romagnolo, Antonella Ricci, Maurizio Santin, Fabio Baldassarre ed altri, conoscono meglio Igles Corelli, affiancandolo tra le altre cose nelle lezioni di preparazione dei personaggio dello mondo dello spettacolo partecipanti al reality “Il Ristorante” (eh, si…)
Proprio Igles, che una volta usciti dalla Città del Gusto li vorrebbe con lui, regala loro l’esperienza più bella e significativa: La capanna di Eraclio, a Codigoro (Fe).

In cucina lo Chef Grazia Soncini diventa immediatamente un mostro epico con il quale combattere a colpi di spazi millimetrici, comande, minuti, secondi, etti, grammi. Una leggenda popolata di pesci San Pietro, canestrelli, ostriche, anguille, alghe, granseole, folaghe, germani, frigoriferi, pavimenti da lavare, camini da accendere e grissini da stirare.
Tutto, tutto, tutto, sempre esattamente al suo posto e conservato allo stesso modo, in modo da non modificare mai negli anni la qualità e il gusto delle cose che i clienti avevano il diritto di trovare sempiternamente uguali.

Anni dopo, passando per cucine nel resto d’Italia, tra cui quella de Il Mulino, a Semproniano, dove si produceva tutto in casa, a cominciare dal raccogliere la verdura, e la pasta si tirava a mano solo dopo l’arrivo della comanda (che fossero pici, ravioli o altro) Grazia Soncini si è trasformata in un mitologico dio dell’universo cucina e ha trovato un contratto a tempo indeterminato nel loro cuore.
“Ora è il nostro Bigfoot , il cuoco con metodi infallibili soprannominato così da Antony Bourdain in “Kitchen Confidential”. Il metodo bigfoot, compresa la gestione delle emergenze, la conservazione del cibo e del sé, e il fatto che inevitabilmente in cucina tutte le sere la barca comunque arriverà in porto, sono oramai capisaldi della nostra cucina. Siamo legati affettivamente a Grazia Soncini e lo saremo tutta la vita. Anche per il suo amore per la musica, in effetti pochi hanno lavorato in cucina con chef che hanno conosciuto Demetrio Stratos. Grazia Soncini per noi è lo chef più hard-core.”

Nel 2006, tornati a Roma dopo tre anni di viaggi, e senza ossigeno creativo, per gli amici di Freeshout decidono di unire alla cucina le cose che più amano: musica Hip Hop, videoclip ed illustrazioni.Nasce così uno spettacolo di live cooking di taglio internazionale, fatto di sonorità black newyorkesi e cucina gourmet.
The Gastronauts (questo il nome oculatamente scelto sulla scia di noti gruppi musicali come The Beatles, The Rolling Stones etc. ) con il sottotitolo “Italian Project” salgono sul palco col dj, proiettando su un megaschermo immagini dell’ultimo giorno di vita del vecchio mercato rionale di Centocelle (Roma) girate nell’estate che si era appena conclusa. Per affrontare il pubblico del Castello di Prato e la forte emozione che li avrebbe di lì a poco assaliti, portano con loro una scaletta da seguire e le illustrazioni dettagliatissime di ogni piatto, come fossero le pagine di uno spartito.

Affrontando il palco con fare da musicisti, ricevono in cambio commenti, applausi e un coinvolgimento tipici del pubblico dei concerti. Appena scesi dal palco, conoscono Donpasta (Food Sound System e Wine Sound System per Kovalski) con il quale ancora oggi collaborano (The Soul Food) e per i suoi spettacoli iniziano ad inventare piatti tratti dai racconti di cibo e musica. Lo seguono sia in Italia che in Francia e in poco tempo continuano a viaggiare in Italia e all’estero con l loro live, portandosi ogni volta in valigia esclusivamente ingredienti italiani.

Nel corso del tempo, si è delineato un percorso artistico (Microcucina e cibo/CIBO) che cammina parallelamente a quello culinario (cucina a domicilio/ eventi) e talvolta questi percorsi si fondono (live cooking).
Il progetto sviluppato in questi anni dà così la stessa importanza al suono, all’immagine e al gusto del cibo. Lavorando di manualità in cucina e fortemente di concetto in studio, oggi si curano gli “aspetti collaterali” del cibo, collegandolo alla musica, all’arte, alla grafica.


Studio, produzione e presentazione di un piatto, concept e realizzazione di eventi legati al cibo. Studio del packaging, della “mangiabilità” (intesa come facilità di mangiare un piatto creato per non essere distrutto alla prima forchettata) curando l’aspetto ludico o ironico di una linea di cibo, di un menù, di un dolcetto.

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