Chiedi chi erano i fooders.

Chi non ricorda chiedi chi erano i Beatles degli Stadio? Il titolo di questo post si riferisce ironicamente a quella canzone. Intervengo prima di questa pagina di diario di Maria Carla per spiegare come si arriva a parlare così del nostro progetto. Io e Marco non scegliamo i nostri collaboratori in base alla valutazione dei tradizionali requisiti, vogliamo persone speciali che possano credere nel nostro progetto così come ci crediamo noi. Carla è una di queste, la prima. Per questo parla con fierezza (e umiltà, certo) del nostro spirito, perché lo vive come noi. Tutti i giorni.

“Pesco lo stecchino più corto, sono di nuovo in squadra con i Fooders. So contare fino a dieci ma spiegare cosa sia il progetto fooders dalla A alla Z, é roba loro. Torno a scuola.Nel corso di comunicazione e giornalismo enogastronomico del gambero rosso, c’é un banchetto per me, accanto alla cattedra e dietro alla lavagna. Sembro in punizione per aver rubato la merenda al mio compagno di banco (molto probabile), ma mi piace pensare che quello sia il posto destinano alla prediletta, inimicadomi così tutta la classe. I miei chef salgono in cattedra per una lezione su loro stessi.

Argomento del giorno: the Fooders e gli aspetti collaterali del cibo.

Alzi la mano chi non ha mai desiderato trovarsi, anche solo per un giorno al posto dell’insegnante, per rifarsi di quanto subito in passato tra le mura scolastiche. I Fooders non sono poi così cattivi e in tre ore di lezione si raccontano facendosi aiutare dall’alfabeto. Mi piace l’Alfabeto come forma di narrazione per la loro storia. 21 lettere e 21 sfumature per il loro progetto. Alla fine della lezione avrò un abecedario tutto nuovo e il gatto e la volpe non mi convinceranno più a bigiare.

Nella serie di domande che si alzano inevitabilmente all’unanime ci sono una serie di cosa e di come. Ma questo é quello che ho imparato io da loro.
Scopro la meraviglia di ritrovare una certa coerenza nelle piccole realtà.

Scopro che in ogni progetto l’inizio e la fine posso concidere.
L’inizio di una gran salita e la fine di una gran discesa o l’inizio di una gran discesa e la fine di una gran salita.
Ma l’inizio o la fine di cosa? Sta ad ognuno di noi deciderlo.
Scopro che un esperienza formativa una grande cucina di un grande ristorante non é un dispenser di risposte preconfezionate sul futuro. Spesso la monetina si incastra e le risposte vanno in tilt come i cliché sulla cucina, sui grandi chef, sulla gastronomia in generale, su quello che si può o non si può fare con il cibo.

Loro hanno deciso semplicemente di mettere insieme le cose che amano di più, facendole coesistere in un solo progetto senza sapere come fare e se sarebbero riusciti. Hanno provato, punto.
Non sono tipi da stare fermi sul posto in un avvolgente interrogativo, per poi dire “ quello che prendono loro, grazie”; preferiscono gli intenti manisfesti anche se sono più scomodi, perché una volta noti, poi vanno rispettati.
First step, hanno scelto, e scegliere vuol dire: “tocca darsi da fare”.
La loro tenacia ha contribuito alle loro nuove branchie. Miracolo? No, pura evoluzione darwiniana.

A questo stadio il progetto ha un intriseco senso di libertà e moderna democrazia: i Fooders pescano solo lo stretto necessario il resto lo lasciano al ripopolamento dei valori e delle idee. Descrivere i Fooders i maniera lineare é stupido e noioso.
Avrei potuto dirvi questo: due ragazzi, un ragazzo e una ragazza sulla trentina, danno vita ad un progetto che riunisce in sé le loro più grandi passioni: cibo, musica e illustrazione. E Allora. Corretto di certo.

In realtà i Fooders fanno i fooders. That’s their job.”



Comments

  1. Antonello says:

    In The Fooders we trust!

    Mi piace

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