FAILS & WINS DI IDENTITA’ GOLOSE 2012

Testi e foto di Maria Vittoria Cervigni

ingresso identità golose

ingresso identità golose

Una domenica mattina di Febbraio ti svegli, ancora nella testa la musica a palla, e mentre sei lì che ti stropicci gli occhi e tenti di ricostruire le dinamiche (bizzarre) della precedente edizione, tra ricordi confusi ti ritrovi teletrasportato in via Gattamelata alla 8°edizione di Identità Golose.

Questa edizione del congresso è stata giudicata da molti la migliore di sempre, nonostante qualche voce fuori dal coro. C’è da dire una cosa: a me Identità Golose piace. Se ha un merito, è quello di riuscire a portare a Milano gente da ogni parte del mondo. In tutto questo fiorire di festival e congressi di cucina internazionali nel periodo che va da gennaio ad aprile, perlomeno uno di questi fa tappa in Italia. Oltretutto permette a me, come a tanti altri, di incontrare persone che altrimenti risulta difficile incrociare durante l’anno. Nel mio caso poi, me le porta direttamente vicino casa. Meglio di così…!

Vorrei potervi fare la cronaca minuto per minuto di tutto il programma ma di cronache ne avrete già lette a migliaia. Per questo preferisco essere sintetica, catalogando in maniera le mie perle di saggezza.
Ecco, quindi, quello che ho visto/assimilato/imparato in due giorni (su tre) di congresso.

FAIL

1/ gli sponsor: nessuno ha potuto evitare di notarne la presenza scomoda ovunque, un product placement sfoggiato senza vergogna davanti a tutte le telecamere. Quando vedi –inutili- bottiglie di birra sul tavolo di preparazione dell’Auditorium, ti fai delle domande. Le risposte le abbiamo, però la discrezione, ragazzi! Scambiare poi, casualmente, un cuore di palma per Grana Padano…
2/ i commenti random di Paolo Marchi: hanno seminato migliaia di punti interrogativi tra platee e cuochi basiti in F4 (cit.)
3/ Instagram: le nostre homepage di facebook sono state tormentate da inconfondibili scatti Iphoniani con il personaggio di turno, il che ha portato al dimezzamento repentino delle nostre amicizie telematiche. “Duckface has taken over gastronomy.” (cit.)
4/ i foodbloggers: a quanto pare la nuova frontiera del groupismo, senza però lo spirito libero degli anni ‘70. Avere un braccialetto di carta colorato al polso non rende gli esseri umani migliori.
5/ I presentatori: penso di essermi raramente annoiata così tanto durante le conferenze, e talvolta creo di essere addirittura esplosa in risate. E no, la colpa non era degli chef impegnati a fare il loro lavoro!

WIN

 1/ Niko Romito: non ha bisogno di parole, è lo chef dell’anno e tutti gli vogliamo bene. Stesso discorso per i video di Elisia Menduni. Lo chef li definisce poco emozionali e molto tecnici, io li definirei minimalisti ma intensi, anche nella scelta musicale da Full Moon Party.
2/ Bottura: lui parte in freestyle, e tu sei lì che per un’ora non smetti di ascoltarlo. Ti racconta la storia della sua vita, e di come un cuoco può cambiare in meglio il territorio che abita per farlo rivivere. Ecco uno che ha capito qual è il ruolo sociale di uno chef. Ed è ancora meglio quando arrivano in sala i 1200 piattini contenenti alcune delle pietre miliari della Francescana. Il sublime croccante di foie gras ricoperto di mandorle e nocciole tostate, con un cuore di aceto balsamico, mi rende una donna felice per quei dieci secondi necessari a farlo sciogliere in bocca.
3/ René Redzepi: uno chef che non si smentisce e illustra sicuro ad una platea adorante la sua cucina semplice, eppure fenomenale. Crea nove piatti esteticamente tra i più belli che abbia mai visto. Il sapore si può solo immaginare, e probabilmente manca ancora un po’ di tempo e un paio di mutui prima che io possa scoprirlo. Ma è nella mia wishlist.
4/ Franco Aliberti: giovanissimo pasticcere/pasticcione/piccolo chimico in ascesa e prossimo ad entrare nel dream team dell’Osteria Francescana, che ha preparato una zuppa inglese sferificata: delle “bolle” di crema e di cacao racchiuse in una sfera più grande all’alchermes, una specie di Inception di zuppa inglese. E poi dei biscottini al latte e caffè. E ancora dei krapfen ricoperti di zucchero e camomilla. Il ragazzo ha talento, ma ancor di più, umiltà.
5/ La festa “Dalla Slovenia con amore”: tutti dovrebbero passare almeno una volta nella vita una serata con Ales Kristancic, epico personaggio che riesce sempre a tirare fuori storie non-sense durante gli eventi off del congresso. Per un primo approccio al soggetto, suggerisco questo video:  http://www.youtube.com/watch?v=j27ss-rkMzY

Una nota di merito va, ovviamente, al Wonderful Enrico Crippa, che si è stoicamente presentato all’appello e da vero professionista si è destreggiato, con la sua nota bravura, sul palco, eseguendo e spiegando con dolcezza sei ricette, nel poco spazio che gli hanno concesso.

Peace.

Comments

  1. MariaVittoria says:

    @Luca: perdonami la citazione di Boris, ma ormai è diventato un simbolo nazionale e ho dato per scontato che tutti capissero… :))

    @Navigo A Vista: sono totalmente consapevole dell’importanza degli sponsor, e l’ho anche velatamente scritto nel testo. In effetti la mia critica non si riferiva al fatto che fossero presenti, ma piuttosto al QUANTO fossero presenti. Tutto qui. Alle volte sembrava quasi un teatrino..🙂 l’avete notato anche voi!!

    Comunque, grazie ad entrambi!!!

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  2. Ciao Francesca, una non-cronaca (:D) brillante, solo una cosa: gli sponsor sono così sovraesposti (e sulla congruità delle bottiglie di birra in auditorium sono d’accordo con te poiché nemmeno una ricetta ha usato birra) perché è grazie a loro e ai loro soldi soprattutto, se questo convegno e questa ‘gente’ da tante parti del mondo, può passare così vicino a casa tua.

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    • Francesca Barreca says:

      Ciao Navigo A Vista, non posso rispondere direttamente perché i testi non sono miei, come indicato all’inizio del post. Il piazzamento degli sponsor forse poteva essere gestito diversamente, effettivamente ci sono altri modi per farlo. Rendere possibile una manifestazione del genere non è sicuramente facile e lo sponsor è vitale, ma c’è questa abitudine molto italiana di pretendere che il marchio venga inserito anche fuori contesto.

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  3. Complimenti per la sintesi delle osservazioni, anche se non si può pretendere che la citazione “basiti in F4” sia di immediata comprensione per tutti… io, per esempio, non ho mai visto una sola puntata di “Boris”.
    Dei “fail” condivido in particolare il 2, il 4 e soprattutto il 5: per mettere gente simile a presentare, tanto varrebbe lasciare i cuochi da soli sul palco.

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