DOWN & OUT IN PARIS AND LONDON – I

Paris – La Miserable

Terza settimana di Novembre.
Sveglio, il sole è già alto nel cielo. A farmi aprire gli occhi non è stato un raggio, colpendomi in viso, ma piuttosto il battere di un martello, flagellandomi i timpani. La cucina ha lo stesso aspetto spettrale da settimane, non ti ricordi neanche più da quanto tempo è così. Maledetti lavori in corso. Oramai convivi con muratori, elettricisti ed idraulici. Operazione a cuore aperto ed in ritardo con i tempi di consegna; quando mangerò il prossimo piatto caldo seduto ad un tavolo? Guardo il computer e mi rifiuto di controllare lo stato del mio conto in banca: l’ignoranza è il segreto per vivere felici. Pur di evitare orrendi kebab, baguettes mummificate e piatti preparati, ho perso tre chili. Ma tant’è: questa purtroppo è l’offerta di street food in città, e di food trucks non se ne parla nemmeno. Benvenuti a Parigi, “capitale” della gastronomia mondiale. E’ vero, sono numerosi i bistrot che a pranzo offrono menù di sostanza per meno di un biglietto blu (20 €), ma gli ultimi risparmi credo di averli spesi qualche giorno fa per mangiare un’animella intera, deludente oltretutto. Il portafogli è vuoto e la fame è compagna. Orwell ed Hemingway solevano scriversi, leggersi e rileggersi interi menù quando non avevano alcun mezzo per pagarsi da mangiare, li aiutava a combattere i crampi della fame. Io, invece, ho seguito il consiglio di un amico: “ovunque ci sia una comunità ebraica, troverai sempre buon cibo a poco prezzo”.

Il Marais è solitamente un casino, ma in Rue des Rosiers si riesce sempre a riempirsi per bene lo stomaco con un Felafel, a condizione che non sia sabato, shabbat oblige. Cinque euro e passa la paura: posso dimenticare un pasto per almeno altre ventiquattro/trentasei ore. Rimpicciolirsi lo stomaco senza il sussidio di alcuna droga richiede sacrifici, e concedersi un pasto al giorno è un gran lusso, per cui basta così. Oblio.

La pioggia batteva e sull’asfalto si scivolava alla perfezione. Pedalare in questa città quando c’è un tempo maledetto è bellezza. La fame si dimentica in fretta zigzagando nel traffico cittadino. Da quanto tempo non toccavo cibo? Forse un paio di giorni, a parte qualche noce sgusciata rimasta in uno scatolone parcheggiato in qualche angolo di casa. Stavo correndo lungo il canale di Saint Martin, verso nord, quando decisi di deviare leggermente il mio percorso e di ritardare il mio appuntamento. L’unica cosa che sentivo “gonfiare” la mia tasca erano monete; non che potessi farci molto, ma avevo già in mente come spenderle. Poche pedalate ed ero davanti ad una fila ordinata di clienti. L’odore che esce da quel forno attira qualsiasi passante. Du Pain et des Idées non è certamente un posto economico, ma è qui che si mangia la tartelette aux pommes più buona del pianeta. Spendere tre euro per qualcosa di così unico non è un lusso, in più l’affare mi lasciava abbastanza monete per concedermi anche un Pan Bhaji alla carne, tipico dello Shaanxi, da portare via (quattro euro), in un fantastico ristorante cinese aperto da qualche mese poco più giù, salendo dal canale verso Gare de l’Est. Il telefono stava squillando, ma non era il momento per rispondere: non ora che mangiavo il primo pasto dopo giorni. “Ero in bicicletta!”, una scusa che avrebbe funzionato per giustificare il mio ritardo.

Il treno per Londra sarebbe partito in meno di ventiquattro ore. Un po’ di lavoro –in nero- e di vendite su eBay mi avevano ridato fiducia nel viaggio, oltre che una vita sociale. Per l’ultimo pasto in città avevo scelto di andare nel tredicesimo arrondissement, quartiere dalla forte influenza sud-est asiatica situato nel sud-est di Parigi (perché a noi piace la coerenza). Il Pho 14 lo adoro perché serve continuamente, dalle dieci del mattino fino alle undici di sera, e Dio solo sa i coperti che fanno in un giorno e le ore di lavoro dei camerieri. È un luogo in cui generalmente regna il menefreghismo, è bello perché ci si incontrano dei parigini diversi, quelli dei quartieri popolari e residenziali ed in cui non si va mai (principalmente, perché non è che ci sia molto da fare).

Sulla strada per la stazione mi era venuto in mente di mettere qualcosa sotto i denti che valesse per colazione, pranzo e cena. Di solito le foodcourt nelle stazioni e negli aeroporti in francesi sono l’inferno dei cibi: care e orrende, non vendono un panino se non ha stagionato almeno due giorni. Girava la voce da giorni di un ristorante indiano con proposte eco-nomiche ed eco-logiche (sempre che l’etica valga ancora qualcosa nel duemilaundici). Il sole era tramontato da tempo, ero in ritardo ed avrei perso il mio treno. Non che mi importasse molto, avevo stranamente fatto un’assicurazione sul viaggio ed avrei preso quello dopo senza pagare nulla di più.

Ed in tutto questo, dov’è del cibo propriamente francese (a parte quella tartelette)? È una domanda che continuo a pormi da anni. Dal basso della mia ignoranza ammetto di non conoscere l’esistenza di alcun cibo propriamente francese da comprare a Parigi per meno di cinque euro. Un giorno, forse, mi ricrederò. O forse no.

Chez Marianne
2, rue Hospitalières St. Gervais
Paris IV

Du pain et des idées
34, rue Yves Toudic
Paris X

 La Taverne de Zhao
49, rue des Vinaigriers
Paris X

Pho 14
129, avenue de Choisy
Paris XIII

Bollynan
12, rue des petits carreaux
Paris II

Testi Tokyo Cervigni, illustrazioni Maria Vittoria Cervigni

Comments

  1. Vaitea says:

    big ups CERVIGNI Bros!!!!!❤

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  2. Chiara says:

    Praticamente le mie esperienze parigine… e confermo di non aver mai trovato nessun cibo di strada propriamente francese a meno di 5 euro (crêpes comprese…), escludendo i lussuosi macarons, bien sûr!
    Sono stata in quasi tutti i luoghi suggeriti ma ho lasciato un pezzo di cuore da ‘Chez Marianne’… non potrete dire di conoscere il Marais se non visitate questa tavola calda!

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