Il Timorasso di Cascina I Carpini

“E’ il timorasso ad avere ridato lustro ad una terra di mezzo, non è da poco per un vitigno.
La marca obertenga, dove si coltiva il timorasso, è un fazzoletto di terra compreso fra le province di Alessandria (Piemonte) , Genova (Liguria) , Pavia (Lombardia) e Piacenza (Emilia), un territorio fatto di vallate, colline, culture bastarde, prese in prestito poi fatte proprie da un viandare di genti che da quei luoghi hanno sempre transitato senza fermarsi mai.
Sono le genti che si sono fermate, che quei luoghi hanno vissuto, ad aver accumulato nei secoli una tradizione ricca e variegata, sono quelle stesse genti che oggi hanno dato lustro ad un vitigno che ha rischiato l’estinzione.”

Lavorare con il Timorasso è un esperienza paragonabile a quella di un regista che si trova a lavorare con una grande attrice, un’attrice di altri tempi.. con tutte le sue qualità e con tutte le sue complessità, i capricci… è questo il filo conduttore che ci ha fatto decidere di sponsorizzare la manifestazione.
Il Timorasso è oggi considerato il vitigno a bacca bianca autoctono più interessante nel panorma immenso dell’enologia nazionale, difficile, bastardo, complesso, solo in queste terre poteva rinascere e solo da queste terre riesce a dare il meglio di se.
Un uva scontrosa, spesso imprevedibile, necessita di tutto e di niente, vuole sole e tempesta, vuole caldo e brezza marina, esige sale, argilla e calcare, la luna e il sole, capricciosa e al contempo generosa vuole tutto e niente, va prima di tutto capita.
Un vino, il Timorasso, che non accetta compromessi, che cede alla lusinga delle cure amorevoli ma non ama troppo le coccole, un vino che per farlo bisogna solo aspettare che si faccia da se, senza troppe cure, come vuole lui.
A noi vignaioli rimane la capacità di saperlo aspettare e di perdonargli ogni bizzarra evoluzione, col tempo ormai lo sappiamo, ripaga sempre.
E’ un vino bianco particolare il timorasso, ama evolversi, vuole piacere ma non si concede facilmente, col tempo da il meglio di se, detesta le forzature, esige rispetto, vuole farsi attendere, ama giocare con i nostri sensi, ci inganna e poi ci accarezza i sensi.
A Cascina I Carpini abbiamo trovato una strada che ci da molte soddisfazioni, lasciamo fermentare i mosti con i soli lieviti indigeni e ci limitiamo a sorvegliare le condizioni nelle quali le trasformazioni avvengono, lo possiamo definire un vino decisamente spontaneo, incontenibile..
Non c’è da stupirsi quindi se il fascino che questo vino emana ad alcuni dia immenso piacere, ad altri lasci molti interrogativi sui quali confrontarsi e crescere, a volte persino smarrisce..

Lavorare con questa uva per un vignaiolo è un privilegio, berne un sorso è un privilegio, capirlo è un merito non da tutti.

Alla salute

Paolo Carlo Ghislandi
Cascina I Carpini

NDR. In questi giorni Cascina Carpini, insieme a Cantine Ciolli, è sponsor del Roma Creative Contest insieme a The Fooders. (Teatro Vittoria 16/23/30 Settembre e 7 Ottobre)

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